Porto Sommerso delle Cesine

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Autore Foto Università Del Salento

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Salento il Protagonista

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Porto Sommerso delle Cesine

Il porto sommerso delle Cesine è una straordinaria testimonianza dell’ingegneria romana, recentemente riportata alla luce grazie alle indagini archeologiche condotte tra luglio e settembre 2023. Questo sito, situato tra il mare Adriatico e la Riserva Naturale Le Cesine, rappresenta uno degli approdi antichi più significativi della costa pugliese, e le ultime campagne di scavo hanno permesso di ricostruirne la forma e la funzione con una precisione senza precedenti.

Il porto, già individuato nel 2020, si trova nel tratto di costa compreso tra San Cataldo e Le Cesine ( Vernole) in località “Posto San Giovanni”, a poca distanza dalla linea di costa attuale. La sua posizione strategica, tra l’antica Lupiae (l’odierna Lecce) e il mare, suggerisce un ruolo fondamentale nei traffici marittimi dell’epoca romana. Solo grazie alle recenti indagini subacquee, condotte dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento in collaborazione con altri enti di ricerca, è stato possibile ottenere una mappatura dettagliata delle strutture sommerse, nonostante l’ingente deposito sabbioso che ne occulta periodicamente le tracce.

Le ricerche hanno permesso di identificare con chiarezza le principali caratteristiche architettoniche del porto romano delle Cesine:

  • : L’elemento più imponente è un molo a forma di “L”, che si estende per quasi 150 metri. La struttura collega due settori inizialmente distinti, oggi riconosciuti come parte di un unico complesso portuale
  • : Sia la radice che la testata del molo presentano fondazioni massicce, realizzate con blocchi di calcarenite locale, disposti in file parallele e perpendicolari. Questa tecnica edilizia, detta “a cassone”, era comune nei porti dell’Adriatico e del Mediterraneo orientale, sfruttando la disponibilità di materiale estratto nelle vicinanze
  • : Il molo è costruito con grandi blocchi parallelepipedi, spesso con un lato sagomato a cilindro, probabilmente utilizzati come bitte per l’ormeggio delle navi. Il riempimento interno era realizzato con pietrame vario, a rinforzare la struttura contro la forza del mare
  • : Sono stati individuati resti di vasche scavate nella roccia, forse utilizzate per la produzione del sale, e strutture murarie attribuibili a edifici di servizio o magazzini portuali. Tra questi, la cosiddetta “Chiesa sommersa”, in realtà probabilmente un magazzino o una torre-faro, la cui funzione è ancora oggetto di studio

Le maree e le onde continuano a celare e rivelare i resti di questo porto, rendendo la sua esplorazione un affascinante viaggio nel tempo. La natura dinamica del sito, con movimenti periodici di sabbia che coprono e scoprono le strutture, impone agli archeologi un lavoro costante di documentazione e rilievo tridimensionale.. Gli studi proseguono per comprendere meglio il ruolo di questo approdo nell’antichità e la sua importanza nel commercio marittimo romano, anche alla luce delle fonti storiche che ricordano lo sbarco di Ottaviano (il futuro Augusto) proprio in questi luoghi.

Le indagini in corso, inoltre, si inseriscono in un più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio sommerso pugliese, con l’obiettivo di rendere accessibile questo straordinario tesoro sia agli studiosi sia al pubblico, attraverso itinerari subacquei, guide digitali e iniziative di archeologia pubblica.

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