Grotta del Cavallo
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La Grotta del Cavallo
All’inizio degli anni Sessanta, il paleontologo Arturo Palma di Cesnola, all’epoca collaboratore di Paolo Graziosi all’Università di Firenze, avviò una serie di indagini nel territorio di Nardò, in provincia di Lecce, note per la presenza di diverse grotte costiere.
La Grotta del Cavallo deve il suo nome al ritrovamento di numerosi fossili ossei appartenenti ad asini e cavalli, rivenuti fra gli strati di roccia del suolo.
Oggi, la grotta si trova a 15 metri sopra il livello del mare. Tuttavia, proviamo per un attimo a immaginarla 60 mila anni fa, in un contesto completamente diverso: il mare era distante circa 12 chilometri e la zona era una vasta pianura ricca di selvaggina e grotte abitate prima dai Neanderthal e poi dai Sapiens. È incredibile pensare come questo luogo fosse un tempo un rifugio per i nostri antichi antenati.
I primi scavi archeologici nella Grotta del Cavallo iniziarono nel 1961, condotti dall’archeologo Arturo Palma di Cesnola. Gli scavi proseguirono con i docenti universitari Lucia Sarti e Fabio Martini dell’Università di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Lecce e Brindisi. Nel 1964, la grotta fu scoperta ufficialmente.
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Il deposito archeologico della Grotta del Cavallo è di straordinaria importanza per la paleontologia europea. Su una spiaggia fossile risalente a circa 150.000 anni fa, si è sviluppata una sequenza stratigrafica che rappresenta diverse epoche preistoriche:
– Musteriano : Legato all’Uomo di Neanderthal, questo livello cronoculturale è considerato un punto di riferimento per il Paleolitico medio della Puglia.
– Uluzziano : Questa facies culturale, scoperta per la prima volta nella Grotta del Cavallo, prende il nome dalla Baia di Uluzzo e risale a circa 40.000 anni fa.
– Epigravettiano : Risalente a circa 12.000-9.000 anni fa, questo livello è associato al Paleolitico superiore finale e al primo Olocene, noto anche come facies Romanelliana.
Durante l’epoca del Neanderthal, questi abili cacciatori utilizzavano le risorse del mare come strumenti affilati per tagliare la carne e grattare le pelli. Nello strato Uluzziano della grotta, sono stati rinvenuti due denti da latte, oggi custoditi nel Museo della Preistoria di Nardò. Studi iniziali attribuivano questi denti ai Neanderthal ma una ricostruzione digitale in 3D del 2011 ha dimostrato che appartenevano all’uomo moderno.
Situata nella Baia di Uluzzo , la Grotta del Cavallo offre una straordinaria finestra sul passato preistorico del Salento. Oggi, i reperti scoperti nella grotta sono custoditi nel Museo della Preistoria di Nardò, che racconta la storia di migliaia di anni di evoluzione umana.



